Demi Knecht, Lei è capo ASM, responsabile di studio medico e formatrice professionale. Cosa le piace in particolare del Suo lavoro?
Mi piace soprattutto essere coinvolta nello sviluppo delle apprendiste e degli apprendisti. Vedere i loro progressi e gioire con loro per i successi ottenuti mi rende semplicemente felice. Spesso mi rallegro quasi quanto loro stessi. Per me i loro successi sono un po’ come se fossero anche i miei.
Come descriverebbe il lavoro di assistente di studio medico AFC a un giovane che conosce poco questa professione?
La descriverei come una professione molto versatile e variata. Un/una ASM è il braccio destro del medico, lo affianca nelle visite e nelle terapie, assiste i pazienti e si assicura che la quotidianità dello studio medico funzioni senza intoppi. Ci si assume molta responsabilità e al contempo si ha molto contatto con le persone.
Quali compiti svolgono le apprendiste e gli apprendisti nel vostro studio medico? Come si svolge una tipica giornata di lavoro?
Veramente da noi non esiste una giornata di lavoro classica; ogni giorno è diverso e spesso non è possibile pianificare veramente il lavoro. Ma è anche proprio questo che rende l’attività avvincente. Le apprendiste e gli apprendisti hanno una routine mattutina fissa: accendono i computer, i macchinari per le radiografie e i dispositivi di laboratorio, svuotano la bucalettere e preparano la macchina del caffè. In seguito, l’andamento della giornata dipende dai pazienti che hanno appuntamento e dalle attività da svolgere nello studio. Con il passare degli anni di apprendistato, i giovani in formazione si assumono man mano sempre più responsabilità. Nel primo anno di apprendistato osservano molto e svolgono compiti con chiare istruzioni. Nel secondo anno lavorano con sempre maggiore autonomia e nel terzo anno sono in grado di svolgere numerosi compiti da soli. Anche in serata c’è una routine fissa: spegnere i computer e tutti gli altri apparecchi, controllare i locali accertandosi che tutto sia in ordine e pulire e spegnere la macchina del caffè. Ritengo sia importante che le apprendiste e gli apprendisti conoscano queste procedure fin dall’inizio e che con il tempo diventino sempre più autonomi.
Il Suo studio medico offre un’ampia gamma di prestazioni. Quali ambiti approfondiscono in modo particolare durante la formazione le future e i futuri ASM?
Da noi le apprendiste e gli apprendisti imparano soprattutto la medicina interna generale e la classica medicina del dottore di paese. Abbiamo pazienti con situazioni di vita molto diverse, per esempio il contadino che si è ferito, ma che deve comunque tornare rapidamente in fattoria e non può aspettare a lungo o andare in ospedale. Così le apprendiste e gli apprendisti non imparano solo le procedure mediche, bensì anche a tener conto delle diverse esigenze delle persone. Imparano ad essere pazienti, flessibili e che in uno studio medico non funziona sempre tutto come programmato.
Cosa devono avere i giovani che si interessano per un posto di apprendistato di assistente di studio medico (ASM)? Quali requisiti scolastici e personali sono importanti?
Penso che bisognerebbe avere soprattutto piacere nel contatto con la gente e lavorare volentieri in team. Sono importanti anche l’affidabilità, il senso di responsabilità e un certo talento organizzativo, poiché nello studio medico molte cose avvengono contemporaneamente. A livello scolastico, un buon rendimento, in particolare in tedesco, biologia e matematica, costituiscono un vantaggio. Credo però che non tutto debba essere perfetto fin dall’inizio. Molto più importante è la motivazione ad apprendere qualcosa di nuovo, a porre domande e a crescere e perfezionarsi. Proprio in quanto apprendista si può anche sbagliare; fondamentale è trarne una lezione.
Quanto è importante il rapporto con le persone in questo lavoro? Cosa devono imparare le apprendiste e gli apprendisti per quanto riguarda il contatto con i pazienti?
In questa professione il rapporto con le persone è molto importante, di fatto è uno dei presupposti più importanti. Le apprendiste e gli apprendisti devono imparare a relazionarsi con persone e situazioni del tutto differenti fra loro. Alcuni pazienti hanno pazienza, altri hanno fretta, sono insicuri e forse talvolta anche sgarbati. Proprio nella medicina di paese si ha a che fare con caratteri diversi. Da noi le apprendiste e gli apprendisti imparano a rimanere cordiali e rispettosi, ad ascoltare attentamente e ad agire comunque in maniera professionale. Imparano anche la pazienza, l’empatia e che non bisogna prendere sul personale ogni reazione. Da noi il paziente deve poter sentire di essere preso sul serio e di essere in buone mani.
In uno studio medico l’atmosfera può diventare frenetica: il telefono squilla, i pazienti aspettano e magari arriva pure un’urgenza. Come imparano i giovani professionisti a far quadrare tutte queste situazioni?
Lo imparano soprattutto tramite il «learning by doing». In uno studio medico non è sempre possibile pianificare queste situazioni o esercitarle in anticipo. Con il tempo le apprendiste e gli apprendisti imparano come restare calmi anche in momenti frenetici, a fissare delle priorità e a mantenere uno sguardo d’insieme. All’inizio li supportiamo e mostriamo loro cosa è importante in quale situazione. Acquisendo sempre maggiore esperienza imparano a decidere autonomamente e a restare concentrati e cordiali anche in situazioni di stress. Per noi è importante che sappiano che il trambusto fa parte del mestiere, ma che ciononostante bisogna comportarsi con gli altri con calma e rispetto.
In veste di formatrice professionale come accompagna le apprendiste e gli apprendisti? Cosa Le sta particolarmente a cuore nella loro formazione?
Per me è importante che le apprendiste e gli apprendisti sappiano di poter venire da me in qualsiasi momento, indipendentemente che sia qualcosa legato allo studio medico, alla scuola o che si tratti di un problema personale. Desidero che con me si sentano presi sul serio e sostenuti e che non abbiano timore a porre domande o ad ammettere errori. Al contempo tengo molto a che diventino via via sempre più autonomi e si assumano responsabilità. Li accompagno, do loro sicurezza, ma lascio loro anche lo spazio necessario per fare le proprie esperienze e imparare dagli errori.
Secondo la Sua esperienza, quali sono le maggiori sfide alle quali sono confrontati i giovani all’inizio della loro formazione di ASM?
Penso che una delle maggiori sfide sia il passaggio dalla scuola alla quotidianità lavorativa. All’improvviso ci si ritrova in piedi tutto il giorno, con tanti compiti diversi e responsabilità. Anche il contatto con i pazienti può risultare impegnativo all’inizio, perché non si sa mai esattamente come reagirà una persona o quale situazione ci attenderà. A ciò si aggiunge il fatto che, proprio durante la formazione di ASM, c’è molto da imparare e ci si trova ad affrontare anche situazioni difficili o stressanti. Con il tempo, però, i giovani imparano a gestirle e acquisiscono sempre più sicurezza e fiducia in sé stessi.
Cosa sorprende di più le apprendiste e gli apprendisti di questa professione quando si trovano per la prima volta ad affrontare la quotidianità lavorativa?
Credo che molti apprendisti e apprendiste rimangano sorpresi da quanto sia varia e al tempo stesso impegnativa la quotidianità lavorativa. Si rendono presto conto che come ASM non ci si limita ad accogliere i pazienti, ma si svolgono moltissimi compiti diversi e spesso si devono gestire più cose contemporaneamente. Anche il rapporto con i pazienti può sorprenderli. Ogni persona è diversa e a volte una situazione si presenta in modo completamente differente da come ci si aspettava. Ciò comporta anche l’assunzione di responsabilità, pur dovendo rimanere sempre cordiali e professionali.
Quale ruolo hanno i dispositivi moderni e la tecnologia nella formazione, per es. il laboratorio, l’elettrocardiogramma o l’apparecchio per le radiografie digitali?
Le apparecchiature moderne svolgono un ruolo importante nella formazione, poiché la tecnologia è sempre più performante e facile da utilizzare. Soprattutto nel campo delle radiografie sono cambiate molte cose. Le nostre apparecchiature sono ormai così moderne che, nelle giuste condizioni, durante gli esami è talvolta possibile fare a meno del classico grembiule radioprotettivo. Anche per quanto riguarda l’ECG si sono fatti notevoli progressi. Oggi le apparecchiature sono molto più efficienti e meno soggette a malfunzionamenti. Di conseguenza, le apprendiste e gli apprendisti devono prestare meno attenzione ai piccoli fattori di disturbo e possono concentrarsi maggiormente sulla corretta esecuzione della procedura e sui pazienti. Per loro è entusiasmante lavorare con questa tecnologia moderna e imparare al contempo che, sebbene la tecnologia sia di supporto, le conoscenze mediche e il lavoro accurato rimangono comunque fondamentali.
Attualmente Lei sta seguendo un perfezionamento professionale come coordinatrice di studio medico. Quali possibilità di perfezionamento e di crescita professionale offre la professione di ASM dopo il conseguimento dell’AFC?
La professione di ASM offre, dopo il conseguimento dell’AFC, numerose opportunità di crescita professionale. Attualmente sto seguendo io stessa il corso di perfezionamento per diventare coordinatrice di studio medico con indirizzo manageriale e mi rendo conto di quante conoscenze aggiuntive e nuove prospettive si possano acquisire. A seconda dei propri interessi, è possibile specializzarsi in diversi ambiti medici, assumere maggiori responsabilità all’interno dello studio o orientarsi verso l’organizzazione e la gestione dello studio. Sono possibili anche formazioni continue nel campo della formazione professionale. E naturalmente ci sono molti altri percorsi, a seconda dei propri interessi e punti di forza. Trovo bello che la formazione di ASM apra molte porte e che si possa continuare a crescere professionalmente anche dopo aver conseguito l’AFC.
Quanto sono importanti gli stage di orientamento professionale per i gioviani che si interessano a questo lavoro? A cosa presta attenzione Lei in una ragazza o in un ragazzo che svolge questo stage?
Ritengo che uno stage di orientamento professionale sia molto importante, perché permette ai giovani di farsi un’idea concreta della professione di ASM. È solo nella pratica quotidiana che ci si rende conto se la professione piace davvero e se ci si sente a proprio agio in questo ambiente. Naturalmente, questo comporta anche vedere come si reagisce di fronte al sangue, alle ferite o ad altri fluidi corporei. Nella professione di assistente di studio medico è del tutto normale, ma non è scontato per tutti. Svolgendo lo stage i giovani possono scoprire se riescono a gestire queste situazioni. Durante lo stage guardo soprattutto se c’è interesse, apertura mentale e motivazione. Non devono ancora saper fare nulla; per me è importante che facciano domande, siano attenti e provino piacere nell’imparare cose nuove.
Secondo Lei, cosa rende un giovane una buona o un buon apprendista?
Per me ciò che contraddistingue una buona o un buon apprendista è soprattutto il suo atteggiamento. Deve essere curioso, porre domande ed essere disposto a imparare cose nuove. Ai miei occhi è importante anche che sia affidabile, che si assuma responsabilità e che si integri nel team. Nessuno deve saper fare tutto fin dall’inizio. Gli errori fanno parte della formazione. Per me è fondamentale che si impari dagli errori, che li si affrontino con apertura mentale e che si cresca passo dopo passo. Quando mi accorgo che una/un apprendista prova piacere nel proprio lavoro e si impegna davvero, questa è per me la cosa più importante.
Ricorda un’esperienza con una/un apprendista nella quale si è detta: proprio per questo formo i giovani?
Sì, c’è un’esperienza che mi è rimasta particolarmente impressa. Un’apprendista è passata da un altro studio al nostro durante la sua formazione. Da noi ho potuto sperimentare come la sua paura dei voti e degli errori svanisse sempre di più, lasciando spazio alla gioia di esercitare la professione. Vederla ritrovare fiducia in sé stessa e assistere alla sua crescita personale mi ha dimostrato quanto possano fare la differenza un ambiente positivo e un accompagnamento personalizzato. Sono proprio questi momenti che mi spingono a formare così volentieri i giovani.
Secondo Lei, perché per uno studio medico vale la pena formare delle apprendiste e degli apprendisti malgrado l’investimento di tempo aggiuntivo?
Per me ne vale la pena in ogni caso. Certo, la formazione richiede tempo e pazienza, soprattutto all’inizio. Ma in cambio si riceve davvero molto. Le apprendiste e gli apprendisti apportano nuove idee, domande e una ventata di freschezza. Inoltre, è bello vedere come crescono e diventano sempre più autonomi col passare del tempo. Quando si accompagna una/un apprendista per tre anni, non si investe solo nella sua formazione, ma anche nel futuro della nostra professione. E forse, una volta terminata la formazione, una buona apprendista o un buon apprendista rimarrà con noi come professionista qualificato.
Se Lei potesse dare un unico consiglio a un’allieva o un allievo che sta riflettendo sulla possibilità di svolgere un apprendistato di ASM, quale sarebbe?
È chiaro: vai a fare una prova! Per quanto tu possa immaginarti questa professione, solo durante uno stage di orientamento capisci se ti senti davvero a tuo agio nella quotidianità lavorativa. Abbi il coraggio di fare domande, osserva attentamente e prova il più possibile. E se dopo questo stage torni a casa e pensi: «Potrei immaginarmi di farlo ogni giorno», allora è un buon segno!
Cosa farebbe oggi di diverso se dovesse tornare all’inizio della Sua carriera professionale?
Forse farei ancora più esperienze pratiche e oserei di più. Proprio all’inizio, talvolta si pensa di dover già sapere tutto e di non poter commettere errori. Oggi sono consapevole di quanto siano importanti queste esperienze sul campo. Rifarei quindi lo stesso percorso, ma riporrei maggiore fiducia in me stessa fin da subito e sfrutterei in modo ancora più consapevole le numerose opportunità di formazione continua e di crescita personale.
Completi per cortesia la frase: «Per me la professione di ASM è …»
Per me la professione di ASM è … variata, umana e ogni giorno diversa. Amo aiutare le persone e proprio questo rende per me il lavoro così appagante. Non si finisce mai di imparare, ci si assume responsabilità e si ha l’occasione di accompagnare le persone. È proprio questa combinazione a rendere questa professione così speciale per me.