Il «Rapporto sul sistema educativo svizzero» fornisce ogni quattro anni un quadro completo dello stato del nostro sistema educativo. L’edizione 2026 si concentra anche sull’evoluzione della formazione professionale. Nell’intervista, Stefan C. Wolter spiega quali sono le sfide principali, quale ruolo svolgono le aziende, i genitori e le scuole e come si stanno evolvendo la formazione professionale, la formazione professionale superiore e le nuove tecnologie. 

Stefan Wolter, dal Suo punto di vista quali sono i risultati più importanti emersi dal nuovo «Rapporto sul sistema educativo» per quanto riguarda la formazione professionale?
La formazione professionale rimane un pilastro fondamentale del sistema educativo svizzero. Allo stesso tempo, continua a perdere leggermente di attrattiva rispetto ai percorsi di istruzione generale, sebbene i suoi risultati sul mercato del lavoro e la permeabilità verso la formazione terziaria rimangano elevati. Tuttavia, vi sono anche grandi sfide da affrontare: da un lato, di natura demografica e, dall’altro, legate al calo del livello scolastico di chi termina la scuola.

Cosa L’ha sorpresa di più, a livello personale, riguardo ai risultati emersi?
In realtà, l’ultima frase della mia risposta alla prima domanda ne tiene già conto. Tuttavia, siamo rimasti tutti davvero sorpresi dal calo estremamente forte e rapido delle nascite registrato dopo la piccola impennata del 2021 dopo la pandemia di Covid-19. La formazione professionale ne risentirà solo verso la metà degli anni ’30, ma la scuola dell’obbligo deve già ora prepararsi a un numero sempre più esiguo di alunni per annata.

Se Lei dovesse descrivere lo stato della formazione professionale in tre frasi, cosa direbbe?
Nel suo complesso, la formazione professionale funziona molto bene. Chi la completa è molto richiesto sul mercato del lavoro. Parallelamente, aumentano la concorrenza da parte dei percorsi di istruzione generale e le esigenze delle aziende. 

Tre anni fa il «Rapporto sul sistema educativo» rilevava che la formazione professionale di base stava perdendo di attrattiva rispetto ai percorsi educativi generali. Da allora questa tendenza è proseguita?
Sì. La quota di giovani che sceglie un percorso di istruzione generale è ulteriormente aumentata, mentre la formazione professionale di base ha perso di importanza. Le ultime statistiche indicano però che il calo è stato frenato. Resta comunque da vedere se il sistema si stabilizzerà.

Quali ragioni ci sono secondo Lei alla base di questo sviluppo?
Il «Rapporto sul sistema educativo» indica alcune possibili spiegazioni, ma è difficile citarne una sola. Da un lato, sono determinanti le mutate aspirazioni formative. Sempre più genitori possiedono una laurea e desiderano lo stesso per i propri figli. Inoltre, anche i cambiamenti demografici hanno un ruolo importante. Negli ultimi anni il numero di chi termina la scuola è diminuito e in passato i programmi della scuola a tempo pieno sono sempre riusciti a mantenere invariato il numero assoluto di alunni – con grande disappunto della formazione professionale duale.

Nel settore della formazione professionale, dove si posiziona bene il Cantone dei Grigioni e dove meno bene?
Guardando l’insieme delle cose, il Cantone dei Grigioni si colloca in una posizione superiore alla media. È uno dei tre cantoni in cui, tra il 2014 e il 2022, la formazione professionale di base non ha subito un calo rispetto alle altre tipologie di formazione e si colloca anche nella metà superiore dei cantoni per quanto riguarda il passaggio diretto dalla scuola dell’obbligo al livello secondario II. Ciò è sicuramente legato anche al fatto che la situazione di partenza nella scuola dell’obbligo è molto buona. Se si considera la composizione della popolazione di un cantone, nel 2023 il Cantone dei Grigioni ha registrato, nell’indagine nazionale sui livelli di apprendimento («Verifica del raggiungimento delle competenze fondamentali, VeCoF»), la percentuale più bassa di alunni che rientrano nel 20% degli alunni con i risultati peggiori del Paese e, di conseguenza, la percentuale più alta di quelli che rientrano nel 20% degli alunni con i risultati migliori del Paese.

Quanto bene riesce il passaggio dalla scuola dell’obbligo alla formazione professionale di base?
La stragrande maggioranza dei giovani affronta con successo questo passaggio. È importante sottolinearlo. Le difficoltà riguardano soprattutto i giovani con risultati scolastici inferiori alla media o con aspetti della personalità che rendono più difficile il passaggio senza intoppi a un apprendistato professionale. È positivo che nella maggior parte dei cantoni il numero di giovani, che dopo la scuola dell’obbligo decidono di prendersi un anno sabbatico, sia in calo. Mi preoccupa tuttavia l’osservazione emersa dal «Barometro della transizione» della SEFRI, secondo cui i giovani che si prendono un anno sabbatico sempre più spesso non sono in grado o non vogliono fornire una motivazione e, inoltre, un numero in forte aumento di giovani indica come motivo il bisogno di prendersi una pausa dopo la scuola dell’obbligo.

Quanto funzionano le misure ponte?
Siamo molto scettici nei confronti delle misure ponte, come avevamo già sottolineato nel «Rapporto sul sistema educativo» del 2023. Per quanto possano essere utili in singoli casi, in media non aumentano né le possibilità di ottenere un posto di apprendistato più qualificato né quelle di conseguire con successo un titolo di studio. L’unica cosa, che un’offerta ponte permette di ridurre leggermente, è il numero di ripetizioni o di cambi di indirizzo professionale. Alla fine, però, rimane il tempo prolungato necessario per conseguire il titolo di formazione post-obbligatoria. Ci si può chiedere se il tempo e i fondi pubblici siano impiegati in modo sensato in queste offerte ponte.

Quali sono i motivi più frequenti che portano all’interruzione di un apprendistato?
L’interruzione dell’apprendistato può avvenire per i motivi più diversi. È tuttavia necessario distinguere chiaramente tra la risoluzione del contratto di apprendistato, che si verifica molto spesso, e l’abbandono definitivo dell’apprendistato, che fortunatamente è molto meno frequente. Quest’ultimo è solitamente dovuto a una scarsa compatibilità tra l’apprendista e la professione o l’azienda formatrice, nonché a difficoltà scolastiche.

Cosa si dovrebbe fare?
Così come non c’è un’unica ragione, ma moltissime ragioni per le interruzioni dell’apprendistato, pure moltissime sono le misure che andrebbero prese contemporaneamente in considerazione. Una scelta professionale accurata, aspettative realistiche e un buon accompagnamento degli apprendisti e delle aziende formatrici sono comunque i punti di intervento più efficaci.

Il «Rapporto sul sistema educativo» segnala un chiaro calo delle competenze scolastiche. Come giudica questo andamento?
Il calo delle competenze di base desta preoccupazione, poiché rende più difficile l’accesso ad apprendistati professionali impegnativi e, in generale, riduce anche la probabilità di portare a termine con successo un apprendistato. Finora alcune aziende hanno compiuto sforzi a volte incredibili per compensare questi deficit di competenza, per esempio attraverso offerte di sostegno didattico interne all’azienda. C’è da chiedersi però se nei prossimi anni, quando il numero di persone in cerca di un posto di apprendistato tornerà ad aumentare in modo significativo, questa disponibilità a colmare le lacune scolastiche sarà ancora presente.

Quali sono secondo Lei le cause di questa perdita di competenze?
La perdita di competenze non riguarda solo la Svizzera, bensì è un fenomeno globale. Di conseguenza, le cause si cercano ovunque, praticamente in tutto il mondo. Alcuni spunti ce li suggerisce la ricerca, ma anche qui, come quasi ovunque, ci sono diversi motivi e non una sola causa. Pertanto, sarà difficile invertire la rotta. 

Come si è sviluppata la disponibilità alla formazione da parte delle aziende?
La disponibilità alla formazione rimane nel complesso elevata, il che è facilmente spiegabile alla luce della congiuntura economica favorevole che perdura da tempo e del gran numero di lavoratori e lavoratrici che vanno in pensione. Ciononostante, dobbiamo essere consapevoli che negli ultimi anni il numero delle aziende formatrici è diminuito costantemente. Non a causa di una minore disponibilità delle aziende a offrire formazione, ma a causa della mancanza di giovani. Ora che la situazione demografica si è invertita, molte di queste ex aziende formatrici dovrebbero essere nuovamente convinte a offrire percorsi formativi, ma non sarà così semplice, poiché i costi di reinserimento possono essere molto elevati in caso di lunga assenza dal mercato della formazione. Ciò è dovuto al fatto che i piani di formazione devono essere costantemente adeguati alle nuove realtà del mercato del lavoro e della tecnologia. Un’azienda, che fino a pochi anni fa offriva formazione in una determinata professione, oggi potrebbe trovarsi confrontata a un profilo professionale completamente diverso.

Quali consigli darebbe ai genitori e agli insegnanti?
La permeabilità è uno dei grandi punti di forza del sistema educativo svizzero, e lo è nella pratica e non solo sulla carta. Senza permeabilità, anche la formazione professionale risulterebbe debole, poiché rappresenterebbe un vicolo cieco per la carriera professionale e quindi non costituirebbe, soprattutto per i giovani più performanti, un’alternativa valida. Per giovani di talento, dopo l’apprendistato tutte le porte sono aperte: dalla maturità professionale alla scuola universitaria professionale, oppure, attraverso la passerella, all’università o al Politecnico federale (ETH). Ma anche senza maturità, la strada verso la formazione terziaria rimane aperta, sia direttamente attraverso le scuole specializzate superiori, sia, dopo anni di esperienza pratica, tramite i diplomi della formazione professionale superiore.

Come valuta il ruolo della maturità professionale?
La maturità professionale è l’anello di congiunzione più importante tra la formazione professionale e le università e rafforza notevolmente la permeabilità tra i due sistemi. Senza l’introduzione della maturità professionale negli anni ’90 del secolo scorso, la formazione professionale, così come la conosciamo ancora oggi, probabilmente non esisterebbe più in Svizzera. Da alcuni anni il numero di chi consegue la maturità professionale è stagnante e oggi questo titolo di studio viene conseguito prevalentemente dopo l’apprendistato e non durante. Si tratta però di sviluppi determinati, se non esclusivamente, almeno in gran parte dagli stessi giovani, e in questo ambito lo Stato può fare ben poco. Le aziende, invece, possono certamente dare un segnale se ritengono che troppo pochi giovani intraprendano il percorso della maturità professionale.

Come valuta l’attuale sviluppo della formazione professionale superiore?
La formazione professionale superiore è e resta una componente importante della qualificazione del personale specializzato. È importante soprattutto anche perché apre le porte del livello terziario a praticamente tutte le persone a prescindere dalla loro professione o dal loro percorso formativo. Nel «Rapporto sul sistema educativo» dimostriamo inoltre che l’aumento salariale con un diploma di formazione professionale superiore è simile, anche in professioni con requisiti scolastici medi o piuttosto bassi, a quello che si registra se precedentemente si è conseguito un diploma di fine apprendistato in una professione impegnativa. La professione professionale superiore è quindi l’elemento centrale del nostro sistema educativo, che garantisce che il maggior numero possibile di persone possa beneficiare di ulteriori opportunità formazione dopo la scuola dell’obbligo.

La formazione professionale è sufficientemente preparata per la digitalizzazione e l’IA?
Nel «Rapporto sul sistema educativo» non possiamo dare una risposta. Da lancio di ChatGPT, se si prende questa data come punto di partenza, sono trascorsi a malapena quattro anni. Ovviamente l’IA esisteva anche prima, ma senza un impatto su larga scala sul mercato del lavoro e sulla società. Se la formazione professionale sia sufficientemente pronta per l’IA, dipende da quanto efficacemente e rapidamente i contenuti formativi riusciranno ad adeguarsi costantemente alle nuove competenze richieste nelle professioni. Tuttavia, visto che la formazione professionale è saldamente ancorata nella realtà aziendale del mercato del lavoro, la velocità di adattamento nella formazione professionale sarà probabilmente maggiore rispetto a quella nell’istruzione generale.  

Quali sono le riforme più urgenti di cui avrebbe bisogno la formazione professionale?
Non vedo la necessità di grandi riforme nella formazione professionale. Il vantaggio del sistema svizzero della formazione professionale è proprio il fatto che le riforme possono essere avviate e messe in pratica costantemente e specificatamente per gruppi target nelle singole professioni. Fintanto che ci sarà questa flessibilità, raramente ci sarà bisogno di grosse riforme nel sistema.