La scelta della professione è un passo importante nel percorso verso la vita da adulti. L’insegnante di scuola secondaria Pascal Streiff di Flims li accompagna e sa quale ruolo hanno la scuola, i genitori, gli stage di orientamento e le proprie esperienze. Nell’intervista parla di opportunità, inciampi e del perché la prima scelta professionale sia ben lungi dal determinare l’intero percorso di vita.

Pascal Streiff, in qualità di insegnante del grado superiore Lei accompagna i giovani durante una fase decisiva della loro vita. Quanto Le piace occuparsi del tema della scelta professionale?
Mi piace davvero molto. La scelta della professione è una delle attività più stimolanti del grado superiore. In questo ambito, la scuola può preparare in modo molto concreto alla vita futura. È bello vedere come i ragazzi e le ragazze scoprano i propri punti di forza e trovino, passo dopo passo, la propria strada. Anch’io, in questo contesto, scopro continuamente professioni interessanti o nuovi aspetti di settori professionali che già conosco.

Secondo Lei quando deve iniziare una buona preparazione alla scelta della professione e da quale momento i giovani si confrontano realmente e seriamente con il loro futuro professionale?
In realtà, non inizia solo nel grado superiore. I bambini sviluppano interessi e talenti già in tenera età. Da noi, però, l’argomento viene affrontato in modo approfondito a partire dalla fine della 1a classe del grado superiore. Molti giovani iniziano a occuparsene davvero sul serio solo nella 2a classe del grado superiore, quando gli stage di orientamento professionale e le candidature si avvicinano ed è necessario rifletterci su. Ma progetti come la «Giornata Nuovo Futuro» offrono già nella scuola elementare i primi spunti e le prime impressioni sul mondo del lavoro.

La materia «orientamento professionale» è oggi una componente del piano di studio. Secondo Lei l’inserimento di questo tema come materia scolastica vera e propria ne è valso la pena?
Sì, assolutamente. La scelta professionale è complessa. Sia per i giovani che per noi insegnanti è utile che vi sia uno spazio ben definito dedicato a questo tema. Così è possibile affrontare in modo mirato argomenti quali l’esplorazione del mondo del lavoro, il processo di candidatura o i propri punti di forza.

Lei cosa ritiene prioritario nell’accompagnamento dei giovani durante il processo di scelta professionale?
Per me è importante che ogni giovane trovi un percorso che si adatti alle sue capacità, ai suoi interessi e alla sua personalità. Non si tratta di scegliere la professione ritenuta migliore, bensì quella più adatta alla persona. Trovo entusiasmante e rassicurante il fatto che la prima professione scelta non sia necessariamente quella definitiva. In questo modo, gli interessi e gli orientamenti professionali possono evolversi. Le numerose opportunità di formazione continua offrono molte possibilità di trovare qualcosa di stimolante e adatto alle proprie esigenze.

Al giorno d’oggi i giovani hanno le idee chiare? Molti sanno già in anticipo quale mestiere vogliono imparare o hanno bisogno di essere consigliati?
Dipende molto da persona a persona. Alcuni sanno già da piccoli esattamente cosa vogliono fare. Molti, però, hanno bisogno di orientamento ed esperienze per capire cosa fa davvero al caso loro. A volte trovano grande supporto in famiglia o fra le persone a loro più vicine, altre volte devono cavarsela da soli. Dover prendere una decisione non è così facile.

Come insegnante, quando individua i primi punti di forza e interessi di un giovane e in che misura si impegna nella ricerca di una professione adeguata?
Spesso già durante le lezioni o nei progetti. Con l’esperienza si impara a conoscere bene i giovani. Durante le gite scolastiche si hanno conversazioni personali e aperte. Cerco di dare dei feedback sui loro punti di forza e di illustrare possibili indirizzi professionali. Ma alla fine sono loro a dover decidere.

Come si comporta con allievi e allieve che nella 2a o nella 3a classe del grado superiore non hanno ancora nessuna idea di quale percorso professionale intraprendere?
In questo caso bisogna dapprima conoscere le possibilità che ci sono. Stage di orientamento, colloqui, test degli interessi e scambio di idee con professionisti spesso aiutano. Chi acquisisce molte informazioni, di solito finisce per trovare la propria strada.

Quanto funziona il bilanciamento fra professione del cuore e valutazione realistica delle proprie competenze scolastiche e personali?
Ritengo importante essere sinceri e al contempo incoraggiare. Avere un mestiere dei propri sogni è una bella cosa. Parallelamente però i giovani devono valutare in modo realistico il proprio rendimento scolastico e i presupposti personali. A questo scopo, teniamo colloqui sulle prospettive e utilizziamo le ore di individualizzazione per la preparazione alla scelta professionale. Spesso ci sono più strade per raggiungere un obiettivo o interessanti alternative.

Al momento ci sono professioni molto richieste? E, al contrario, ci sono professioni per le quali i giovani nutrono scarso entusiasmo?
Attualmente molti giovani sono interessati a professioni tecniche, commerciali o sociosanitarie. Talvolta è più difficile motivarli per professioni artigianali, benché in questo settore ci siano spesso ottime prospettive. Comunque, nelle mie classi i falegnami non mancano mai.

Quale influenza hanno le amicizie, i social media e le tendenze sociali sulle aspirazioni professionali dei giovani?
L’influenza è tangibile. I giovani traggono spunto dall’ambiente che li circonda e sicuramente anche dai contenuti sui social media. Tutto questo può essere fonte di ispirazione, ma a volte porta anche ad aspirazioni irrealistiche. Le esperienze concrete nelle aziende sono quindi molto importanti.

Secondo Lei quanto sono importanti gli stage di orientamento professionale? Uno stage può cambiare completamente, in modo positivo o negativo, le aspirazioni professionali?
Sono molto importanti. Uno stage di orientamento mostra molto meglio di un opuscolo in cosa consiste veramente un mestiere. Capita spesso che la propria idea di una professione si confermi o cambi completamente.

A cosa dovrebbero assolutamente prestare attenzione i giovani durante uno stage di orientamento per fare buona impressione a una potenziale azienda formatrice?
La prima impressione conta. Puntualità, interesse e rispetto nel trattare con gli altri sono determinanti. I giovani devono porre domande, collaborare prestando attenzione e mostrare che sono motivati. Una buona impressione nasce spesso da piccole cose. Essere sé stessi e non fingere, ma impegnarsi ed essere motivati sono sicuramente fattori che aiutano a lasciare una buona impressione di sé.

Quali feedback riceve dalle aziende formatrici? A cosa prestano particolare attenzione nei giovani – ai voti scolastici, all’atteggiamento, alla motivazione, all’affidabilità o alle capacità personali?
I voti scolastici sono importanti, ma non sono certo tutto. Possono variare notevolmente da una scuola all’altra e hanno una significatività limitata. Molto spesso sento dire dalle aziende che la motivazione, l’affidabilità, il modo di porsi e il senso di responsabilità sono fattori decisivi. Da noi corrispondono alle valutazioni sul comportamento lavorativo e sociale. Qui non dovrebbe figurare un «sufficiente» e tanto meno un «insufficiente». Tuttavia, un atteggiamento interessato e cordiale durante uno stage di orientamento può appianare molte cose.

Come Le sembra il mercato dei posti di apprendistato nei Grigioni? Al momento è facile trovare un posto di apprendistato adeguato?
In linea di principio ci sono molte possibilità. Chi si informa per tempo, è aperto e mostra impegno, trova sempre un percorso che fa per lui o per lei. Ma ci sono professioni molto gettonate, per le quali la concorrenza è più forte e bisogna attivarsi un po’ prima nella ricerca di un posto. Comunque, i nostri allievi e le nostre allieve non sono certamente confrontati con una carenza di posti di apprendistato.

Secondo la Sua esperienza, quali sono gli ostacoli più frequenti nel processo di scelta della professione?
Iniziare troppo tardi, mostrare scarso spirito d’iniziativa o concentrarsi eccessivamente su un’unica professione. A volte i giovani sottovalutano anche l’importanza di una candidatura curata. Oppure si sopravvalutano. Molte cose perdono un po’ del loro fascino con l’abitudine e i problemi possono sempre presentarsi. Superarli e dimostrare grinta e tenacia è difficile per molti giovani. Non è possibile sostituire un apprendistato con un altro semplicemente «swipando». A volte bisogna anche sopportare un po’ di noia o qualche inconveniente.

Come reagiscono i giovani ai rifiuti? Dopo ripetute risposte negative, è difficile ritrovare la motivazione per candidarsi?
Per molti i rifiuti sono sicuramente deludenti, almeno all’inizio. Purtroppo, però, fanno parte del processo. L’importante è imparare da queste esperienze e andare avanti. Il giovane dovrebbe anche chiedere perché non ha funzionato. In questo modo potrà migliorare il proprio approccio. Spesso una deviazione dal percorso previsto porta alla fine addirittura a una soluzione migliore. Sovente i genitori sostengono e motivano i propri figli a continuare la ricerca. Una volta superata la frustrazione iniziale, con una nuova motivazione si trova sempre una soluzione. Soprattutto a livello secondario, i giovani sono spesso una risorsa molto ambita.

In linea di massima, consiglierebbe ai giovani di preparare un piano B oltre a concentrarsi sulla professione dei loro sogni?
Di regola, sì. Un piano B non è un segno di insicurezza, bensì di lungimiranza. Chi conosce le alternative, resta operativo e subisce meno la pressione. Se però tutte le strade puntano nella medesima direzione e i segnali sono positivi, allora il piano B potrebbe concretizzarsi sotto forma di formazione continua solo dopo aver completato con successo l’apprendistato.

Quale ruolo rivestono i genitori nella scelta della professione e dove inizia rispettivamente finisce il compito della scuola?
I genitori conoscono meglio di chiunque altro il proprio figlio o la propria figlia e sono figure di riferimento fondamentali. La scuola offre sostegno attraverso informazioni, consulenza, preparazione ed esperienze tratte dalla quotidianità scolastica. La scelta professionale ha più successo quando tutti remano nella stessa direzione. Per questo motivo, i genitori vengono sempre coinvolti in occasione di una serata dedicata alla scelta professionale. Se però i genitori lasciano tutto il lavoro alla scuola e il giovane non riesce a mettersi in moto, la situazione si complica. In questi casi, a volte l’unica soluzione è il Case Management formazione professionale.

Quanto conta una buona collaborazione fra giovani, genitori, scuole, orientamento professionale e aziende formatrici?
È fondamentale. I giovani, i genitori, la scuola, l’orientamento professionale e le aziende formatrici apportano prospettive diverse. Quanto migliore è la collaborazione, tanto più il processo si svolge con successo. Nella pratica, però, le cose non sempre si incastrano alla perfezione. Ma finché non vanno in direzioni opposte, di solito funziona bene.

Cosa consiglia ai genitori che desiderano sostenere il proprio figlio o la propria figlia senza imporgli o imporle troppo nella scelta della professione?
Mostrare interesse, ascoltare e incoraggiare. I genitori dovrebbero accompagnare i figli senza anticipare la decisione. I giovani hanno bisogno di sostegno, ma anche della libertà di trovare la propria strada. A volte basta una spintarella, un consiglio o anche il coraggio di risultare un po’ fastidiosi per mantenere vivo il tema della scelta professionale. Proprio quando i giovani devono alzare il telefono, per esempio per organizzare uno stage di prova, spesso è utile incoraggiarli o restare nelle vicinanze. Non sostituirsi a loro, ma sostenerli!

Le capita di incontrare genitori che hanno idee ben precise per i propri figli, per esempio il liceo invece dell’apprendistato o una professione specifica? Come gestisce queste situazioni?
Per fortuna mi capita raramente di trovarmi in situazioni del genere. Cercherei comunque di favorire il dialogo e di orientare l’attenzione sulle capacità e sugli interessi del giovane. Alla fine, la soluzione dovrebbe essere quella giusta per il ragazzo o la ragazza, non per gli adulti.

In base alla Sua esperienza, i genitori conoscono sufficientemente il sistema svizzero di formazione professionale e le possibilità che si hanno dopo un apprendistato?
La maggior parte dei genitori è ben informata. Solo i genitori con un background migratorio a volte conoscono meno bene il nostro sistema. Durante la serata dedicata alla scelta professionale evidenziamo la permeabilità del sistema svizzero di formazione professionale e le numerose opportunità disponibili dopo un apprendistato.

La scelta della professione è cambiata negli ultimi anni? I giovani oggi hanno un approccio diverso rispetto a dieci o quindici anni fa?
La scelta di professioni e percorsi formativi si è ampliata. Allo stesso tempo, i giovani hanno a disposizione molte più informazioni. Questo crea opportunità, ma può anche sopraffare. I tempi in cui tutti volevano fare un apprendistato commerciale sono finiti. Comunque, le professioni di tendenza esistono ancora.

Cosa è diventato più facile e cosa più difficile?
Più facile è sicuramente l’accesso alle informazioni. Più difficile è mantenere uno sguardo d’insieme e fare la scelta giusta in mezzo alle molte possibilità.

C’è un giovane o un aneddoto legato alla scelta professionale che in quanto insegnante ricorda particolarmente volentieri?
Mi colpiscono sempre molto i giovani che all’inizio nutrono forti dubbi ma che poi trovano il proprio posto. Fa particolarmente piacere quando qualcuno, per vie traverse, scopre una professione perfetta per lui o per lei.

Cosa La rallegra di più quando, dopo alcuni anni, rincontra un ex allievo o una ex allieva?
Quando incontro ex allievi o ex allieve mentre svolgono la loro professione e vedo che riescono a dimostrare ciò che sanno fare bene, ciò in cui eccellono e che ne parlano con entusiasmo o si dimostrano competenti, ne sono felice.

Se Lei potesse dare un unico consiglio a un giovane confrontato con la scelta della professione, cosa gli o le consiglierebbe?
Sii curioso, prova a fare delle cose e ascolta la tua voce interna. La scelta della professione è un passo importante, ma non determina tutta la tua vita.

E per concludere: qual è il consiglio più importante che si sente di dare ai genitori in vista della scelta professionale del proprio figlio o della propria figlia?
Abbiate fiducia in vostro figlio o vostra figlia. Sostenetelo/la, accompagnatelo/a, ma lasciategli/le lo spazio necessario per fare le proprie esperienze. Spesso è proprio da queste che nascono le decisioni migliori. L’apprendistato è un ottimo punto di partenza per la vita da adulti. I giovani imparano ad assumersi responsabilità, a gestire il denaro, a prendere decisioni e a diventare parte del mondo del lavoro.